“Lei cantava…Cantava le erbe, come vento fra gli alberi,
Come la Luna, pur muta, forgia poesie nei cuori degli uomini.
Lei cantava… Ne cantava il nome, quello nascosto,
Arpa invisibile, ovatta della notte, echi di armonie sussurrate nell’aria
Lei cantava… Un incantesimo perfetto presuppone legame,
incantatrice e incantato: un unico battito.
Lei cantava, la terra rispondeva.
Nel cuore un palpito: L’Awen nasceva”
Alex.
Cerridwen, la Dea strega
Nel cuore delle antiche brughiere del Galles, dove le nebbie accarezzano i laghi incantati, viveva Cerridwen, Signora del Calderone, colei che sapeva trasformare il destino. Dalle chiome corvine e lo sguardo profondo quanto la notte senza stelle, era Madre, Strega, Tessitrice dei fili dell’anima e del tempo.
Nel suo calderone ribollivano erbe arcane, radici sacre, incantesimi di mutamento e sapienza. Per suo figlio Morfran, l’Oscurità profonda, il corvo del mare, volle creare una pozione che donasse la scienza e la parola che illumina il mondo. Tre gocce e l’intero universo sarebbe stato suo.
Affidò la veglia a un giovane servitore, Gwion Bach, ma il destino percorre vie note solo a se stesso. Le tre gocce arrivarono a lui, bruciando la pelle, aprendo la mente.
Cerridwen, furiosa, inseguì il ragazzo fuggiasco attraverso mille forme:
egli divenne lepre, ella fu levriero; divenne salmone, ella lontra; lui fu uccello nel cielo, falco fu lei. Finché, stanco e tremante, Gwion fu chicco di grano, e Cerridwen – gallina nera – lo ingoiò, tenendolo nel ventre come una profezia non ancora sognata.
Lo partorì come Taliesin, il bardo divino, la fronte radiosa, canto e visione, la parola che scolpisce il mondo e custodisce la verità oltre il velo.
Il Canto di Cerridwen
“Io sono Cerridwen: nel mio ventre arde la vita, la fronte radiosa rinata a nuovo. Nelle mie mani l’inizio e la fine. Falce e seme, Iniziatrice ed iniziato.
Non temere l’ombra che mi avvolge: io sono la notte che genera il giorno.
Nel mio calderone ribollono i cicli, i sogni non detti, le parole mai nate. I canti inespressi dei poeti e le preghiere sussurrate nella notte.
Tre gocce sole – tre gocce soltanto – possono risvegliare gli occhi ciechi dell’anima, ma tutto il resto è veleno che uccide.
Per amore ho invocato il fuoco, per amore ho scatenato la caccia. Ma anche il ladro del sapere divenne mio figlio, partorito nel dolore, rinato dalla danza degli elementi incarnati.
Io sono colei che muta forma: levriero e lontra, falco e gallina. E in continua trasformazione ti rincorro, anche quando pensi di non riuscire più a proseguire. Vedo il buio del tuo cuore, perché è il buio che è in me. Ti sollevo dal fango, sussurrando: “Non sei finito. Ricomincia.”
Tessitrice di destini, dea dell’occulto sapere, sussurro agli audaci: chi beve dal mio calderone non sarà mai più lo stesso.
Allora vieni, se osi. Porta la tua paura, la tua domanda, il tuo desiderio profondo del cuore. Nel fondo del mio calderone, nero specchio, si cela la verità nuda. Ma sappi: non tutti vogliono davvero vederla.”
Sara.
Cerridwen© by Elena Albanese Illustrator
Perchè un Tempio?
Innanzitutto cos’è un tempio? Per definizione un tempio è un “Edificio consacrato al culto delle divinità, spesso concepito come dimora del dio di cui custodisce l’immagine o il simbolo cultuale. In origine, presso gli antichi, lo spazio circoscritto di cielo utilizzato dall’augure per osservare i presagi”.
Ho sentito la necessità di consacrare un luogo specifico alla divinità che amo, o meglio ad un suo aspetto peculiare, e da qui la nascita del Tempio. Un luogo non solo virtuale, ma fisico, un pezzetto di cielo e di terra in cui lei è venerata e ricordata. Ma un tempio Ha anche un significato simbolico, rappresenta valori, ideali o la connessione con il divino, ecco perchè, fin dalla sua nascita, ho sentito che. questo spazio sacro, questo Nemeton dell’anima, era condiviso fin da subito con una sorella che lo vive e percepisce allo stesso modo. Come due colonne che sostengono lo stesso sogno.
